Un bicchiere dal colore arancione, ghiaccio, una fetta d’arancia e tante bollicine: lo spritz è diventato il simbolo dell’aperitivo italiano nel mondo.
Quello che pochi sanno è che questa bevanda ha origini lontane nel tempo: una storia che parte da una necessità pratica e arriva a trasformare una semplice intuizione in un fenomeno globale.
La storia dello Spritz, dalle origini a oggi
Le radici di questo aperitivo affondano nei primi decenni del XIX secolo, quando i soldati dell’Impero austro-ungarico, di stanza nelle province venete, trovavano i vini locali troppo corposi per i loro gusti. La soluzione fu tanto semplice quanto efficace: allungare il Tocai, l’attuale Friulano, con acqua frizzante. Questa pratica diede origine al nome stesso della bevanda, che deriva dal verbo tedesco “spritzen“, traducibile come “spruzzare” o “nebulizzare“, riferimento diretto al gesto di versare l’acqua gassata nel bicchiere di vino.
Questa prima versione della bevanda si diffuse rapidamente tra la popolazione locale e mantenne la sua forma originaria in diverse regioni.
Il vero punto di svolta arrivò però nel periodo tra le due guerre mondiali. Negli anni ‘20 e ‘30 del Novecento, tra Venezia e Padova, la cultura dell’aperitivo cominciò a radicarsi nella società italiana. Fu proprio in questo contesto che nacquero i primi bitter, destinati a trasformare per sempre la ricetta dello spritz:
- a Venezia, i fratelli Pilla crearono il Select, un bitter rosso che veniva tradizionalmente servito allungato con soda o seltz;
- a Padova, i fratelli Barbieri lanciarono l’Aperol, un bitter dall’arancione caratteristico e dal sapore meno intenso.
Gli anni ‘50 segnarono l’esplosione della popolarità dello spritz nella sua formula moderna: il boom economico, la nuova cultura dell’aperitivo veneto e la disponibilità di bitter locali crearono le condizioni perfette. Da Venezia e Padova, la moda si espanse negli anni ‘70 a tutto il Veneto, per poi conquistare il Nord Italia e infine l’intera penisola.
La consacrazione internazionale dello spritz arrivò nel 2011, quando l’International Bartenders Association (IBA) inserì la ricetta nei suoi elenchi ufficiali, prima con il nome di “spritz veneziano” e successivamente semplicemente come “spritz“.
Un contributo decisivo alla diffusione nazionale venne dall’azienda produttrice di Aperol, che nel 2008 lanciò una campagna pubblicitaria su larga scala in tutta Italia.
I “tipi” di Spritz più diffusi
Nonostante le versioni originali dello spritz prevedevano l’uso del Select o dell’Aperol, questo non ha impedito a barman (e relativi clienti) di sperimentare nuove varianti del noto aperitivo, modificando il bitter.
Di seguito una lista degli spritz più conosciuti:
- lo spritz Aperol domina il mercato; la ricetta ufficiale dell’IBA prevede Aperol, prosecco e soda, serviti in un tumbler basso con ghiaccio e una fetta d’arancia. Il suo colore arancione brillante e il gusto leggermente dolce lo rendono particolarmente apprezzato da chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di aperitivo;
- lo spritz Cynar sostituisce l’Aperol con questo bitter dal carattere più deciso, prodotto con estratti di foglia di carciofo. Il risultato è una bevanda dal sapore più amaro e dalle note botaniche pronunciate, particolarmente diffusa in Veneto tra gli intenditori che cercano un’esperienza gustativa meno dolce;
- lo spritz Select viene considerato da molti veneziani l’unico vero spritz. La ricetta prevede questo bitter locale, prosecco e soda, con l’aggiunta di un’oliva verde al posto della classica fetta d’arancia. La tradizione lagunare più ortodossa sostituisce il prosecco con un vino bianco fermo, mantenendo così un legame più stretto con le origini della bevanda;
- lo spritz Campari offre un’alternativa dal colore rosso intenso e dal gusto decisamente più amaro rispetto alla versione con Aperol. In alcune zone viene chiamato “bicicletta”, soprattutto quando viene arricchito con una spruzzata di succo d’arancia che ammorbidisce l’amarezza caratteristica del Campari;
- lo spritz bianco rappresenta un ritorno alle origini, dato che viene completamente eliminato il bitter dalla ricetta. Prosecco e acqua frizzante (o soda) si uniscono in un aperitivo leggero, perfetto per chi preferisce evitare le note amare o cerca una bevanda con un contenuto alcolico più moderato;
- lo spritz Hugo si distacca dalla tradizione veneta per abbracciare influenze più alpine. Sciroppo di fiori di sambuco, prosecco e una spruzzata di soda si fondono con foglie di menta fresca e una fetta di lime, creando un cocktail dal profumo floreale, particolarmente apprezzato nei mesi estivi.
Lo Spritz è un cocktail?
La classificazione dello spritz come cocktail genera dibattiti accesi, soprattutto in Veneto. Nel resto del mondo (e anche nel resto d’Italia) viene trattato come un aperitivo da consumare prima dei pasti, inserito nelle carte dei cocktail bar al pari di Negroni, Martini o Manhattan; l’IBA stessa lo riconosce come cocktail ufficiale.
In Veneto, però, la situazione è diversa. Per un veneziano, “andare a farsi uno spritz” equivale al “prendersi un caffè” di molte persone: si tratta insomma di un rituale sociale che accompagna gli incontri tra amici, le chiacchierate improvvisate per strada, i primi appuntamenti romantici.
Date queste caratteristiche, in Veneto il momento dello spritz non è relegato all’ora dell’aperitivo, dalle undici del mattino in poi la bevanda diventa un pretesto per socializzare, un rito collettivo che cementa relazioni e amicizie.
Cocktail a base di Prosecco: scopri la nostra selezione
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